Sappiamo tutti che scrivere non è semplice.
Se lo fosse, d'altronde, non ci sarebbe gusto. Leggeremmo con piacere infinito gli Harmony e Twilight. (Oh, con questo non voglio assolutamente criticare né gli Harmony né Twilight, non fraintendetemi! Anzi, sono grata ad entrambi. La Letteratura tutta lo è. Il migliore passatempo con cui occupare lunghe notti insonni. Davvero.)
E io di certo non sono così presuntuosa da definirmi una scrittrice. E non me ne vogliano quelli che si definiscono tali. Io, semplicemente, ho sì una boria quasi incontrollabile, ma anche il buon gusto necessario da riconoscere una produzione buona da una mediocre. Io rientro nella seconda categoria, e questo non vuole assolutamente dire che non possa creare cose belle. Semplicemente, che per il mio personale - ed insindacabile - giudizio, non lo sono abbastanza.
Premesso questo, accadono fatti, a volte, nella vita di una scribacchina - una che, perdonate il francesismo, si fa il mazzo su quei cinque coglioni che gestisce - che le innalzano ulteriormente quel concentrato nitroglicerinico che è il suo Ego.
Così, stasera voglio dimostrarvi una cosa molto semplice: si può scrivere bene.
Curando la forma, la sintassi, le immagini che si trasmettono.
Si può non farlo.
A volte, si prova a farlo.
Ma il troppo stroppia. (E scusatemi, davvero, ma ho un vero feticismo per i proverbi popolari. XD)
Così, nel tentativo di fare bene, si fa peggio.
È quello che succede tanto spesso nelle produzioni che si trovano in giro per Splinder, a voler fare un esempio che è la punta dell'iceberg. Tante felici ragazzine che credono di scrivere Poesia e invece prendono a martellate sulle gengive l'Onorevolissimo Signore con l'Alloro e il Nasone Oltremisura. (OSANO, se voleste abbreviare. O "Oh, Sano!" Oppure OSANNO! Che sarebbe meglio. Magari in silenzio, che qui stiamo cercando di dormire.)
Quello che vi copio adesso è un brano tratto dalla mia novel Giardini, in particolare nel capitolo che riguarda il nostro caro Oscar, Hortulus Animae.
Prima come l'ho scritta, sputando sangue per evidenti motivi che nessuno che non conosca me e Oscar capirà.
Ma chissenefrega, siete il popolino, voi, che pretendete di capire? ò_o
Poi.
Poi! Come l'ho riscritta attenendomi ad un breviario di leggi implicite della perfetta Sedicenne Tormentata.
A voi. Ci si ritrova più tardi per il commento.
(Ele. Scusa. Ha fatto più male a me che a te.)
Prima
Dopo.
Guardiamo tutti insieme:
- frasi spezzate dove non serve - aggiungono pathos.
- utilizzo - inconsulto - di puntini di sospensione. Aggiungono tensione narrativa laddove è spezzata dalla mancanza di continuità nella frase. O di senso. O di... emh, italiano?
- Limitazione al limite indispensabile dei congiuntivi. I congiuntivi sono CATTIVI (cit.) [e qui PERDONATEMI, ma non ce l'ho fatta più di tanto. Io voglio tanto bene ai congiuntivi, sono i miei migliori amici.]
- Inserimento di particolari inutili per dimostrare che si sa cosa si sta dicendo. Perché è ovvio che se a "Mida" non aggiungo anche "re" nessuno capirà mai di cosa parlo. Il mio pubblico è idiota e io lo tratto come tale.
- Limitazione delle metafore. Le metafore, per definizione, sono OSCURE. E noi non vogliamo che il nostro pubblico si confonda, nevvero? Al massimo sostituirle con similitudini. Le similitudini ti vogliono beneh *C* Sono semplici. Ti DICONO COSA IMMAGINARE.
- Lì dove le metafore non si possono sostituire, avere cura di renderle il più intricate possibili. Incomprensibili. Abbiamo già detto che sono oscure, no? Perché non renderle anche insensate? Vi assicuro che ne guadagnerete in popolarità. Dai, insomma, guardate che seguito ha la Santacroce. Imitatela! Imitando si va lontano. Usate termini desueti. Perifrasi attorcigliate. Perdete voi stessi il senso del concreto.
- Se non trovate un termine abbastanza ricercato - in fondo, non è obbligatorio possedere un buon vocabolario, per poter scrivere - i sinonimi di Word sono utilissimi. (Bambine mie, giocate a trovare i sinonimi di Word? <3)
- Le maiuscole. Se il corsivo non è sufficiente, per dare enfasi, e non sono sufficienti nemmeno i puntini di sospensione o il continuo andare a capo, le maiuscole vi verranno in soccorso. Mettetele ovunque vogliate dare una sferzata di energia in più al vostro testo. Miscelate bene. Servite freddo. Con una spolverata di cacao è una m-e-r-a-v-i-g-l-i-a.
Ok, ho finito.
Sappiate solo che è tardi.
E che vi amo.
E che mi sono fatta malissimo e ho fatto malissimo alla povera creatura bionda che mi è accanto ora, e che mi ha fornito suggerimenti indispensabili ed atroci.
E che, OVVIAMENTE, Oscar non deve sapere niente di questo abominio.
Credo tenterebbe il suicidio. (Con le pillole, non certo tagliandosi le vene, CHE SCHIFO.)
Se lo fosse, d'altronde, non ci sarebbe gusto. Leggeremmo con piacere infinito gli Harmony e Twilight. (Oh, con questo non voglio assolutamente criticare né gli Harmony né Twilight, non fraintendetemi! Anzi, sono grata ad entrambi. La Letteratura tutta lo è. Il migliore passatempo con cui occupare lunghe notti insonni. Davvero.)
E io di certo non sono così presuntuosa da definirmi una scrittrice. E non me ne vogliano quelli che si definiscono tali. Io, semplicemente, ho sì una boria quasi incontrollabile, ma anche il buon gusto necessario da riconoscere una produzione buona da una mediocre. Io rientro nella seconda categoria, e questo non vuole assolutamente dire che non possa creare cose belle. Semplicemente, che per il mio personale - ed insindacabile - giudizio, non lo sono abbastanza.
Premesso questo, accadono fatti, a volte, nella vita di una scribacchina - una che, perdonate il francesismo, si fa il mazzo su quei cinque coglioni che gestisce - che le innalzano ulteriormente quel concentrato nitroglicerinico che è il suo Ego.
Così, stasera voglio dimostrarvi una cosa molto semplice: si può scrivere bene.
Curando la forma, la sintassi, le immagini che si trasmettono.
Si può non farlo.
A volte, si prova a farlo.
Ma il troppo stroppia. (E scusatemi, davvero, ma ho un vero feticismo per i proverbi popolari. XD)
Così, nel tentativo di fare bene, si fa peggio.
È quello che succede tanto spesso nelle produzioni che si trovano in giro per Splinder, a voler fare un esempio che è la punta dell'iceberg. Tante felici ragazzine che credono di scrivere Poesia e invece prendono a martellate sulle gengive l'Onorevolissimo Signore con l'Alloro e il Nasone Oltremisura. (OSANO, se voleste abbreviare. O "Oh, Sano!" Oppure OSANNO! Che sarebbe meglio. Magari in silenzio, che qui stiamo cercando di dormire.)
Quello che vi copio adesso è un brano tratto dalla mia novel Giardini, in particolare nel capitolo che riguarda il nostro caro Oscar, Hortulus Animae.
Prima come l'ho scritta, sputando sangue per evidenti motivi che nessuno che non conosca me e Oscar capirà.
Ma chissenefrega, siete il popolino, voi, che pretendete di capire? ò_o
Poi.
Poi! Come l'ho riscritta attenendomi ad un breviario di leggi implicite della perfetta Sedicenne Tormentata.
A voi. Ci si ritrova più tardi per il commento.
(Ele. Scusa. Ha fatto più male a me che a te.)
Prima
Non c’è orrore che ti scalfisca, putrido anfratto che non ti attiri e poi, come se la notte non fosse trascorsa affatto, non ti restituisca alla luce dell’alba puro ed incorrotto.
Non c’è male che ti possa contagiare, corruzione che non sei ansioso di sperimentare sulla pelle.
Sei immortale, sempiterno e splendido.
Non hai paura di spingerti in basso, più in basso possibile, toccare con mano quello che il resto del mondo che ti circonda – quello imbellettato e rigido nei corpetti delle signore e nelle tese dei cappelli su misura – rifugge come una malattia innominabile.
Vuoi vedere coi tuoi occhi. Toccare con le tue mani, guantate solo quando lo ritieni opportuno.
Non c’è opinione che conti, se non la tua. E deve essere un’opinione ben documentata, per amor di coerenza e piacere del vizio.
Sai che rialzare la testa, per te, è l’atto più semplice di tutti.
Il più elegante. Il più naturale.
Puoi tutto, vuoi tutto. Possiedi tutto quello che tocchi, Mida feroce e bello come un Narciso.
Non hai paura di morire di fame e sete – l’oro non nutre, ah! Baggianate moraliste! – e sai che anche se precipitassi nel tuo riflesso, non affogheresti di certo.
Au contrarie, ne usciresti più ricco ancora. Più ammirato. Più forte.
Vuoi di più.
Non c’è male che ti possa contagiare, corruzione che non sei ansioso di sperimentare sulla pelle.
Sei immortale, sempiterno e splendido.
Non hai paura di spingerti in basso, più in basso possibile, toccare con mano quello che il resto del mondo che ti circonda – quello imbellettato e rigido nei corpetti delle signore e nelle tese dei cappelli su misura – rifugge come una malattia innominabile.
Vuoi vedere coi tuoi occhi. Toccare con le tue mani, guantate solo quando lo ritieni opportuno.
Non c’è opinione che conti, se non la tua. E deve essere un’opinione ben documentata, per amor di coerenza e piacere del vizio.
Sai che rialzare la testa, per te, è l’atto più semplice di tutti.
Il più elegante. Il più naturale.
Puoi tutto, vuoi tutto. Possiedi tutto quello che tocchi, Mida feroce e bello come un Narciso.
Non hai paura di morire di fame e sete – l’oro non nutre, ah! Baggianate moraliste! – e sai che anche se precipitassi nel tuo riflesso, non affogheresti di certo.
Au contrarie, ne usciresti più ricco ancora. Più ammirato. Più forte.
Vuoi di più.
Dopo.
Non c’è orrore che ti scalfisce.
Putrido anfratto che non ti attira.
E poi, come se la notte non fosse trascorsa affatto, che non ti restituisce alla luce dell’alba puro ed incorrotto, come quella stessa luce radiosa.
Non c’è male che ti possa contagiare…
Corruzione che non sei ansioso di sperimentare sulla pelle…
Sei immortale.
Sempiterno.
Splendido.
Non hai paura di spingerti in basso…
Il più in basso possibile per toccare con mano quello che il resto del mondo che ti circonda, il mondo che è imbellettato e rigido, nei corpetti delle signore, e nelle tese dei cappelli su misura dei signori, rifugge come una malattia innominabile.
Vuoi vedere coi tuoi occhi.
Toccare con le tue mani, ricoperte da sottili guanti di pelle nera solo quando pensi che sia giusto.
Non c’è opinione che conti se non la tua.
E deve essere una convinzione ben avvalorata, per amor di armonia e piacere del Peccato.
Sai che rialzare la testa e guardare chi ti critica, per te, è l’atto più semplice del mondo.
Il più elegante di tutti. Quello che ti viene più naturale.
Puoi tutto, vuoi tutto.
Possiedi tutto quello che tocchi, come il re Mida. Ma sei bello come un Narciso.
Non hai paura di morire di fame e sete come Mida ( chi ha detto che l’oro non nutre? Sono scemenze dannatamente moraliste!).
E sai che anche se precipitassi nel tuo riflesso come il bel Narciso, di certo non potresti affogare.
Al contrario, invece… Ne usciresti più ricco ancora. E più ammirato.
E più Forte.
Perché tu vuoi di più.
Giochiamo a trovare le differenze? <3Putrido anfratto che non ti attira.
E poi, come se la notte non fosse trascorsa affatto, che non ti restituisce alla luce dell’alba puro ed incorrotto, come quella stessa luce radiosa.
Non c’è male che ti possa contagiare…
Corruzione che non sei ansioso di sperimentare sulla pelle…
Sei immortale.
Sempiterno.
Splendido.
Non hai paura di spingerti in basso…
Il più in basso possibile per toccare con mano quello che il resto del mondo che ti circonda, il mondo che è imbellettato e rigido, nei corpetti delle signore, e nelle tese dei cappelli su misura dei signori, rifugge come una malattia innominabile.
Vuoi vedere coi tuoi occhi.
Toccare con le tue mani, ricoperte da sottili guanti di pelle nera solo quando pensi che sia giusto.
Non c’è opinione che conti se non la tua.
E deve essere una convinzione ben avvalorata, per amor di armonia e piacere del Peccato.
Sai che rialzare la testa e guardare chi ti critica, per te, è l’atto più semplice del mondo.
Il più elegante di tutti. Quello che ti viene più naturale.
Puoi tutto, vuoi tutto.
Possiedi tutto quello che tocchi, come il re Mida. Ma sei bello come un Narciso.
Non hai paura di morire di fame e sete come Mida ( chi ha detto che l’oro non nutre? Sono scemenze dannatamente moraliste!).
E sai che anche se precipitassi nel tuo riflesso come il bel Narciso, di certo non potresti affogare.
Al contrario, invece… Ne usciresti più ricco ancora. E più ammirato.
E più Forte.
Perché tu vuoi di più.
Guardiamo tutti insieme:
- frasi spezzate dove non serve - aggiungono pathos.
- utilizzo - inconsulto - di puntini di sospensione. Aggiungono tensione narrativa laddove è spezzata dalla mancanza di continuità nella frase. O di senso. O di... emh, italiano?
- Limitazione al limite indispensabile dei congiuntivi. I congiuntivi sono CATTIVI (cit.) [e qui PERDONATEMI, ma non ce l'ho fatta più di tanto. Io voglio tanto bene ai congiuntivi, sono i miei migliori amici.]
- Inserimento di particolari inutili per dimostrare che si sa cosa si sta dicendo. Perché è ovvio che se a "Mida" non aggiungo anche "re" nessuno capirà mai di cosa parlo. Il mio pubblico è idiota e io lo tratto come tale.
- Limitazione delle metafore. Le metafore, per definizione, sono OSCURE. E noi non vogliamo che il nostro pubblico si confonda, nevvero? Al massimo sostituirle con similitudini. Le similitudini ti vogliono beneh *C* Sono semplici. Ti DICONO COSA IMMAGINARE.
- Lì dove le metafore non si possono sostituire, avere cura di renderle il più intricate possibili. Incomprensibili. Abbiamo già detto che sono oscure, no? Perché non renderle anche insensate? Vi assicuro che ne guadagnerete in popolarità. Dai, insomma, guardate che seguito ha la Santacroce. Imitatela! Imitando si va lontano. Usate termini desueti. Perifrasi attorcigliate. Perdete voi stessi il senso del concreto.
- Se non trovate un termine abbastanza ricercato - in fondo, non è obbligatorio possedere un buon vocabolario, per poter scrivere - i sinonimi di Word sono utilissimi. (Bambine mie, giocate a trovare i sinonimi di Word? <3)
- Le maiuscole. Se il corsivo non è sufficiente, per dare enfasi, e non sono sufficienti nemmeno i puntini di sospensione o il continuo andare a capo, le maiuscole vi verranno in soccorso. Mettetele ovunque vogliate dare una sferzata di energia in più al vostro testo. Miscelate bene. Servite freddo. Con una spolverata di cacao è una m-e-r-a-v-i-g-l-i-a.
Ok, ho finito.
Sappiate solo che è tardi.
E che vi amo.
E che mi sono fatta malissimo e ho fatto malissimo alla povera creatura bionda che mi è accanto ora, e che mi ha fornito suggerimenti indispensabili ed atroci.
E che, OVVIAMENTE, Oscar non deve sapere niente di questo abominio.
Credo tenterebbe il suicidio. (Con le pillole, non certo tagliandosi le vene, CHE SCHIFO.)
postato da: LouchetteDuVal alle ore 01:37
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categoria: esperimenti, oscar, novel, sublime ignominie
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