[Attenzione, gentile pubblico: questo post contiene una quantità insana di incisi. Leggete a vostro rischio e pericolo.]
Non lo so, me ne stavo qui, tutta soletta e concentrata nel cavarmi fuori il benedetto paragrafo e mezzo che metterà fine a Giogo – Splendeva eccetera, maledizione ai miei titoli lunghi, che non sono certo uno di quei ridicoli gruppi post-qualsiasi-cosa-purché-sia-post, (sottotitolo: facciamo canzoni lunghi sedici minuti e mezzo così tutti penseranno che siamo molto fichi e post) (scusate, ho una passione sviscerata per questi dilungamenti nonsense), con il mio bel saggio sulla prostituzione nel secolo decimonono in Francia, che io quando mi documento lo faccio bene – pensate che ho addirittura comprato un corsetto per capire cosa volesse dire non respirare per dodici ore filate – lo devo, perlomeno, ai sei mesi in media per novel, direi; e pensavo al mio essere così restia alla pubblicazione. (Un periodo di sole 125 parole, mi sto arrugginendo. Una volta raggiungevo le 300 parole senza nemmeno usare i punti e virgola.)
Va bene, prima che lo dica qualcuno (la Ele): pubblicare COSA? Sì, ahah, ok, ma però insomma.
A livello puramente speculativo, ecco, se anche io riuscissi a scrivere come un essere umano normale a cui piace scrivere (l’iter che sogno sarebbe un riposantissimo stimolo-idea-bozza-stesura-gioia creativa, come immagino facciano le persone sane di mente, ecco) e non ne facessi ogni volta un processo che si avvicina più al parto plurigemellare che al semplice buttare delle parole una dietro l’altra onde formare frasi di senso compiuto (magari anche carine, che non guasta), non penso vorrei che una massa non controllata di persone fagociti quello che scrivo.
Non è per carenza di autostima (e questo blog mi pare lo dimostri ampiamente) : santo cielo, la carenza di autostima è l’ultimo dei miei problemi, sono eccessivamente vanagloriosa, e ne ho ben donde, visto che leggo molto raramente mi capita di pensare “questo livello non lo raggiungerò mai”, un po’ perché non mi interessa fare paragoni, un po’ perché sono effettivamente molto piena di me e so di scrivere sufficientemente bene, per la media (ah, ovviamente tutto questo discorso vale per la scrittura amatoriale: non mi sentirete mai paragonarmi a Calvino. Sono superba, non cretina.); certo, la media è bassa, ma non posso far fronte a tutti i problemi del mondo, oh, sto solo parlando di me, che volete?
Non è per carenza d’autostima, dicevo, ma nemmeno alla fine per salvaguardare qualcosa che reputo prezioso. La scrittura è una cosa che mi diverte e mi piace molto, a parte quando mi fa mangiare il fegato – quello è perché sono una paranoica schizzata, mi mangerei il fegato anche con il puntocroce, tanto vale fare qualcosa di meno imbarazzante - ed è certo che nei lavori originali metta molto di me (leggasi: che mi sezioni e mi infili a pezzetti fra un rigo e l’altro), ma è anche certo che sono un’inguaribile esibizionista. Non mi dà fastidio farmi osservare, è solo nutrimento per il mio ego, ben venga se è anche condito dai complimenti per una prosa ben equilibrata (farmi i complimenti per l’equilibrio nelle cose che partorisco equivale a farvi amare per sempre. No, tanto perché lo sappiate, equilibrio è il mio complimento preferito).
Solo che, anche alla luce di quello che è il pubblico medio – non s’ha da fare, a me le medie piacciono solo come pura teoria: applicate, tendono a farmi venire la nausea - non ho nessun stimolo a cercare un pubblico.
E non vale solo per Sublime. Sublime certo è IL PROGETTO, quello della vita, quello che a cinquant’anni ancora mi girerò fra le dita e penserò che forse vale un po’ la pena, di saper scrivere, solo per l’amore che provo per quello che mi danno i miei cinque imbecilli col loro contorno di psicopatologie copincollate dalle mie.
Le fanfiction, ad esempio.
Io ne scrivo, eh. Ne sto scrivendo. Non pensavo l’avrei mai fatto, a dire il vero, non dopo i quindici anni, e non perché non le ritenga un tipo di scrittura “matura”, anzi. Trovo che sia difficilissimo muovere personaggi altrui senza ucciderli, preferivo evitare a prescindere. E non c’era nulla che mi appassionasse abbastanza per rischiare.
Eppure ne sto scrivendo – come scrivo tutto, in realtà: progettando spasmodicamente e scrivendo quattro parole al mese. Ma va be’, non pretendiamo – e con piacere inimmaginato.
E le fanfiction sono NATE per essere date in pasto ad altri fan. È ovvio.
Eppure, davvero, trovo terribilmente difficile mettermi nell’ottica di andare su EFP (ARGH, ARGH, ARGH. Triplo. E senza scuse per la scarsa educazione. Quel posto è solo ARGH.) e pubblicare ed aspettare commenti e rispondere pucciosamente e riaggiornare in tempi decenti e via da capo, moine, machebbellaficcinaaggiornappresto!!! et varie. Non mi attrae, eh no.
Forse è semplicemente che l’opinione altrui non mi interessa.
So quello che scrivo e come lo scrivo. E sono arrivata a farlo davvero solo per me stessa.
Se altri – quei pochi altri – leggono, è solo perché riesco a dire certe cose solo dando loro un contesto e una lirica.
Io non sono mai stata brava con le parole.
Le poche che scrivo sono enormemente preziose, e non le butterò via.
categoria: progetti, fanfiction, sproloqui ineleganti, sublime ignominie
