mercoledì, 16 gennaio 2008
Anima, lungi queste cose orrende!
Ti sieno cari gli umili sentieri
ove nel lungo oblìo l'erba germoglia.
Una pace verrà ne' tuoi pensieri
nuova, e da te cadrà l'antica spoglia
come cade da l'albero la foglia
arida. E lungi queste cose orrende!


Di cosa ti fai vanto, quando non hai che le tue miserie?
Di cosa ti fai vanto, se guardandoti indietro non trovi che calcinacci e terra riarsa?
Ma delle tue stesse miserie, lucidate e rese splendide.
Alla luce delle candele, dietro la loro facciata riflettente, nessuno le riconoscerà come tali.

Di cosa ti fai maschera, quando non hai che le tue paure?
Di cosa ti fai maschera, quando non conosci che il ronzio obnubilante del silenzio?
A cosa servono, le maschere, se nessuno ha mai visto il viso che vi si nasconde?
Alla luce delle candele, la loro facciata riflettente sarà solo un altro viso storpio e ghignante che annega nella folla.

Di cosa ti fai scherno, quando non hai che di deridere te stesso?
Di cosa ti fai scherno, se sei tu stesso il fantoccio più patetico che ti raffigura, la tua parodia meglio riuscita?
A nulla giova pensare di essere una statua di marmo pregiato, se dal profondo il tuo essere grida «Crollerò
Alla luce delle candele, li guardi osservarti ammirati, e sei l’unico a sapere che il marmo ricopre nient’altro che fragile argilla.


Oscar è momentaneamente abbandonato.
Momentaneamente da sei mesi, a ben vedere, ma sono problemi che insorgono quando si attribuisce ad un personaggio di finzione l'interezza del proprio bagaglio emozionale. Rischia di renderti tanto instabile da darti la nausea.
Ci sono momenti in cui amo profondamente come sono riuscita a strutturarlo, ma il più delle volte subisce il mio odio incondizionato.
È un personaggio splendido, ma una persona orribile, citando una delle poche persone che capirà mai completamente Sublime.
Completamente ed irrimediabilmente vuoto. Senza vie di scampo, senza giustificazioni, senza punti di luce.
E vi assicuro che gestire un personaggio che si detesta con tutta l'anima è piuttosto faticoso. Per cui, per adesso Hortolus Animae è sospeso a data da destinarsi. Nonostante sia probabilmente una delle mie produzioni migliori, a volte essere all'altezza di se stessi è improponibile.
postato da: LouchetteDuVal alle ore 23:12 | Permalink | commenti (2) |
categoria: oscar, indiscrezioni, novel, estetismi, sublime ignominie
mercoledì, 09 gennaio 2008
Avevano tanti nomi. Uno per ogni uomo, per ogni luogo e per ogni ora del giorno.
Giocavano a dirne uno diverso ad ogni amante e a ricordarlo se tornava.
Nella ripetitività opprimente e massacrante della vita venduta per mangiare, anche quei passatempi innocenti potevano risultare salvifici.
Quell’esercito di volgare carne insonne di cui Divine faceva parte era ovunque, sotto ogni lenzuolo, dietro tutte le finestre chiuse, in ogni angolo d’ombra.
Ogni luce rossa poteva indicarle, bianche di cipria e rosse di rossetto e nere di bistro denso come la notte che abitavano.
Puttane, impure, troie, sgualdrine, baldracche, donnacce.
Ingiuriate perché non era possibile accettarle.
Donne di vita, donne di malaffare, donne di strada, donne di marciapiede, passeggiatrici, mondane, peripatetiche, belle di notte, eteree, cortigiane, cocottes.
Adorate perché non era possibile fare a meno di loro.
Ragazze di piacere, ragazze della notte, ragazze allegre, ragazze da divertimento, ragazze d'amore.
Ragazze in circolazione, dei viali, da caffè.
Erano dappertutto, giocavano a dadi con la propria vita, ed erano belle, nude ed oscene.
Pierreuses, soupeuses, marcheuses, stelline, lucciole, meretrici, orizzontali, visitatrici d'artisti, lorettes, frisettes, cerbiatte, piovre, mezze vergini, celibi, gioiose, veneri della crapula.
Non si poteva fare a meno di loro, e loro lo sapevano.
Ma sapevano anche che una volta finita la notte, una volta spente le torce e finito il vino, il loro ricordo si sarebbe affievolito fino a svanire, cancellato dalla luce di un sole che non le avrebbe illuminate mai.

Questa è la novel che sta cercando di uccidermi al momento.
Ci riesce piuttosto bene, bisogna dargliene atto.
Stupide puttane.
C'è Divine, qui dentro, e c'è Jeanne. Ci sono i due lati di una stessa persona che convivono e si scontrano e lottano per prevalere dentro il corpo qualunque di una qualunque puttana.
Bella, certamente, bellissima, perché dentro Sublime lo deve essere tutto, lo deve sembrare tutto, anche quando non lo è. I vicoli umidi devono sembrare affascinanti, le anime marce splendenti. Non ho nessun problema, in questo, non riuscirei a farlo diventare volgare nemmeno provandoci.
Alla fine sono solo un cumulo di stupide Mary Sue, ma trovatene di altrettanto ben strutturate. XD

Giogo non poteva essere un titolo più adatto per questa novel, temo. Sono completamente, inguaribilmente innamorata di questa donnina qua, che si è sviluppata completamente da sola lasciandomi a guardare un po' allibita. Ogni tanto prende in prestito le mie mani e scrive un po'. Ma fa tutto lei, e io non mi lamento di certo. È molto comodo.
In ogni caso, a parte un piccolo blocco su un certo omicidio, procedo abbastanza spedita.
(Per la mia media, certo. Il che significa che probabilmente finirò questa novel nel 2012, giusto in tempo per la fine del mondo).
Ho dei problemi seri, serissimi, atroci, con le scene d'azione. Davvero. Datemi da descrivere damaschi e tavoli arabescati, fatemi sfornare aforismi, orchestrare conversazioni mentre si sorseggia Bourboun, ma per carità, non fatemi scrivere scene d'azione. È genetico, non ne sono in grado.
Aspetto che la signorina sia sufficientemente alterata per aver voglia di fare a coltellate. Che sistema francamente idiota. ~

Divine poteva sembrava innamorata.
Arricciava le labbra in un sorriso tenero, malizioso e complice, abbassava gli occhi e poi, senza preavviso, li puntava di nuovo nei tuoi. E non potevi uscirne indenne.
Ti amo, diceva con quegli occhi.
Ti amo, diceva, sono tua e ti voglio.
Era capace di sillabarlo in uno stillicidio di promesse rese splendenti dal rossetto e dal vino, senza nemmeno aver bisogno di schiudere le labbra.
Divine poteva sembrare innamorata, anche se di innamorarsi non le era mai capitato.
Ma su quei letti, fra quegli stucchi eccessivi e gli specchi che impudichi riflettevano le oscenità che vi si consumavano, che fosse vero non aveva nessuna importanza.
I postriboli sono il regno del verosimile, dell’immaginazione sfrenata, del desiderio soddisfatto.
Sono il regno della carne e dell’anima, inscindibili ed inconciliabili.
Gli specchi, e i quadri, le tende damascate e i profumi penetranti, l’incenso e i veli, l’Ostentazione e il Vizio, il Vino e la Morte e l’Amore – un amore consumato, stanco e disfatto, ma comunque orgoglioso nel suo essere tirato a lucido – erano racchiusi tutti nel sorriso di Divine.
Aveva guardato tutto quello, l’aveva fatto scorrere sotto la sua pelle, nelle vene, l’aveva racchiuso in sé.
Adesso lo rifletteva, Venere perfetta, Cibele incantatrice di belve, Arpia e Musa di quel tempio maledetto da Dio e dagli stessi uomini che la richiedevano ogni notte.
Rifletteva in un sorriso il potere che aveva conquistato, le labbra perfettamente disegnate che si piegavano maliziose o crudeli sulla pelle di chi l’amava e la malediceva.
Divine non poteva amare più.
postato da: LouchetteDuVal alle ore 00:52 | Permalink | commenti (8) |
categoria: novel, divine, sublime ignominie
domenica, 06 gennaio 2008
Direi che non ce n'è mai abbastanza. Lo direi, se non fosse una menzogna terribile.
Di me ce n'è in quantità esagerata, sul web. Però, insomma, si sa, il narcisismo è la malattia di questo secolo, e con mio sommo disappunto in questo incarno mirabilmente la mia epoca. Sempre meglio della pruderie, ne converrete.

Bene, in realtà questo post ha un mero intento pratico ed esplicativo. (Perché lo sanno tutti che io con Splinder non ho mai avuto e mai avrò, in nessuna maniera, un rapporto educato e civile.)
Insomma, il cosa ci faccio io qui.
Posto stralci di produzioni più o meno recenti.
Parlo di quelle produzioni, con più boria e più autocompiacimento di quanto sarebbe decente ed educato.
Organizzo le idee, denigro straccio confondo e cicaleccio.
Mi metto in mostra, per vostro sommo gaudio, sì?
A bientôt.

L'Amante
Ennesimo, inutile, tentacolare tentativo di diffusione del mio morbo sul web. Stralci di prosa, divagazioni, lilismi. Tanto per iniziare, perché c'è vero stile sono in un'entrata in scena spettacolare.

L'Amante dell'Idiota è il titolo di un romanzo che il caro Charlie Baudelaire non ha mai scritto. Indicato, in ogni accezione, per questo posto.
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